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“BREXIT E CRISI DELL'UNIONE EUROPEA” AL LICEO SCIENTIFICO “CHINI-MICHELANGELO”

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"La Brexit e la crisi dell'Unione Europea”: questo interessante e quanto mai attuale argomento è stato al centro della conferenza che il dottor Michele Finelli, presidente dell'Associazione Mazziniana Italiana, ha tenuto venerdì 25 gennaio 2019, presso l'Aula Magna del Liceo Scientifico Chini-Michelangelo.

Tale iniziativa ha coinvolto le classe prime, seconde, quarte e quinte ed è stato organizzato dalla prof.ssa Maria Amelia Mannella e dal prof. Alfredo Barberi in collaborazione con l’Associazione Mazziniana Italiana, sezione Versilia – Circolo Mauro Raffi.

Il dottor Finelli non soltanto ha tratteggiato un quadro generale della situazione, ma ha anche sollecitato nei partecipanti attente riflessioni circa la storia europea e la globalizzazione.

Tutti gli studenti che hanno assistito alla conferenza hanno dichiarato grande interesse per i temi trattati e li hanno ritenuti non solo di grande attualità ma anche propedeutici per un prossimo futuro, in vista delle scelte che i ragazzi dovranno compiere nell’ambito dei percorsi universitari e lavorativi. Gli allievi intervistati, infine, hanno particolarmente apprezzato la chiarezza con cui il dottor Finelli ha saputo spiegare argomenti così delicati e complessi.

 

Di seguito è riportato un abstract della interessante lezione tenuta dal dottor Finelli:

 

“Parlare della Brexit agli studenti delle classi prime, seconde, quarte e quinte ha in realtà offerto l'opportunità per un più ampio sguardo alla storia europea ed alla globalizzazione.

Non a caso ho cominciato la lezione mostrando ai ragazzi il mio telefono cellulare del 2001, col quale si poteva solo telefonare ed inviare ricevere sms. Le rapidissime trasformazioni tecnologiche di questo ultimo ventennio hanno cambiato il nostro modo di vivere, influendo però anche sul cambiamento delle dinamiche politiche, non sempre in termini positivi.

Per questo un'Europa unita, politicamente solidale, potrà opporsi ai mutamenti geopolitici in atto e difendere la propria tradizione democratica.

In tal senso quanto sta accadendo a Londra, dove si sta discutendo la Brexit, assieme alle prossime elezioni europee può essere determinante per una nuova ripartenza dell'Unione Europea, da attuarsi attraverso una ulteriore cessione di sovranità da parte degli stati membri, piuttosto che con l'erezione di muri che alla fine aumentano piuttosto che risolvere i problemi.

Due sono gli elementi in particolare sui quali ho fatto riflettere i ragazzi.

Il primo riguarda il triangolo “pace democrazia e benessere” che, dopo gli orrori della seconda guerra mondiale, è stato fondamentale per la costruzione di un ordine mondiale che, seppur retto sul pericoloso equilibrio nucleare tra USA e Unione Sovietica, era comunque orientato al mantenimento della pace. Bene oggi, stando alle indagini dell'OCSE, i cittadini (o consumatori a questo punto?) rinuncerebbero a pace e democrazia pur di mantenere il loro benessere. Un atteggiamento di questo tipo apre la strada a nuove dittature o, come si preferisce dire ora, a delle “democrature”, come ad esempio la Russia putiniana, dove in un quadro apparente di democrazia (pluralità di stampa e libere elezioni), le libertà personali sul piano dei diritti politici e civili sono quotidianamente a rischio.

Ad alimentare la passione per la “democratura”, il bisogno dell'uomo forte, interviene anche la paura, in questo caso nei confronti dei migranti, sui quali si scaricano tutti i problemi della società globalizzata, da quelli economici a quelli culturali, con profonde spaccature nella nostra società.

Bisogna però fare attenzione, perché da un lato le migrazioni, dovute a cambiamenti climatici come la desertificazione in Africa, frutto delle nostre scellerate politiche ambientali, sono fenomeni inarrestabili; dall'altro il migrante diventa un indice della perdita di umanità delle persone, che via via si anestetizzano all'emarginazione del diverso.

Il secondo aspetto, tornando alla Brexit, sul quale ho insistito è quello del risultato del referendum del giugno 2016: la vittoria del “leave” con il 51,5% dei voti dimostra l'esistenza di una società fortemente polarizzata tra anziani/giovani e sovranisti/cosmopoliti che lascia meno spazio allo sviluppo di un dibattito democratico e costruttivo nell'interesse di una comunità prima nazionale e poi europea”.

 

Ufficio Stampa IV A

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